Borgo San Dalmazzo, in breve
Borgo San Dalmazzo (; Ël Borgh San Dalmass o Ël Borgh in piemontese, Lo Borg o Ou Bourc in occitano) è un comune italiano di 12 604 abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte. Anticamente denominato Pedona, deve il suo nome a Dalmazzo, evangelizzatore del III secolo e.v. in seguito canonizzato dalla Chiesa cattolica; la prima menzione come Burgum Sancti Dalmatii risale al XII secolo. È storicamente uno dei poli italiani dell'allevamento di lumache a scopo alimentare. Fece parte della Comunità montana Valle Stura fino al suo scioglimento; dal 2022 fa parte dell'omonima Unione montana.
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Prima del 600 a.e.v. la zona su cui sorge la località era abitata da una popolazione indigena comunemente detta "ligure". Si riscontrano tracce di questa popolazione all’interno di alcune grotte, dove sono rimasti alcuni graffiti riguardanti i culti religiosi. La regione fu probabilmente oggetto di un’invasione da parte di popolazioni etrusche. Tra il 600 e il 450 a.e.v. giunsero sul territorio invasori fenici e greci, celti e germanici. Alcuni di questi invasori, non riuscendo a vincere le resistenze locali, proseguirono la loro migrazione verso la penisola iberica, altri gruppi si stabilirono nel territorio. Nel IV secolo giunsero dalla regione transalpina gruppi di galli: a tale periodo risale probabilmente la fondazione del nucleo originario di Pedona.
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Chiesa parrocchiale di San Dalmazzo (XI secolo); già facente parte dell'abbazia di San Dalmazzo di Pedona, fondata in epoca longobarda. Dopo decenni di progetti, mai realizzati per mancanza di fondi, è stata infine restaurata in occasione del Giubileo del 2000 rendendo visitabili le parti più antiche e realizzando l'annesso Museo dell'Abbazia che viene gestito dall'Associazione "Pedo Dalmatia".
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Analogamente a vari comuni piemontesi, gli abitanti di Borgo San Dalmazzo hanno un soprannome in dialetto locale: Ij Tajagòrge (letteralmente "i tagliagole"). L'origine effettiva di tale soprannome è sconosciuta e finanche la traduzione è controversa: "gorgia" in occitano può infatti indicare anche un canale d'irrigazione scavato nella roccia, il che potrebbe ricollegarsi alla presenza di vari canali irrigui attraversanti il centro abitato borgarino, molti dei quali sono appunto scavati nelle rocce. In tale ottica tajagòrge potrebbe significare "intagliatore di canali". Un'ulteriore teoria associa tale soprannome all'evento della decapitazione di San Dalmazzo, avvenuta in località Citeila.
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A Borgo San Dalmazzo hanno sede sei plessi scolastici (suddivisi in 3 scuole dell'infanzia, 2 scuole primarie e 1 scuola secondaria di primo grado), unificati in un unico istituto comprensivo dedicato all'ingegnere borgarino Sebastiano Grandis, uno degli artefici (insieme a Germain Sommeiller e Severino Grattoni) del traforo ferroviario del Frejus.
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La specialità gastronomica peculiare della tradizione borgarina sono le lumache, da consumarsi preferibilmente in periodo invernale, quando si sono già spurgate ed opercolate per affrontare il letargo invernale. Tale prassi differenzia Borgo San Dalmazzo da altre località in cui si fa tradizionalmente consumo di questo animale, tra cui la vicina Cherasco. La tipologia di chiocciola allevata a Borgo è la Helix pomatia alpina. La consuetudine dell'uso alimentare della chiocciola affonda le sue origini all'epoca romana, ove la lumaca era considerata una pietanza pregiata e costosa;
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Il comune è situato a sud-ovest di Cuneo e si estende sull'altipiano delimitato dagli alvei dei fiumi Stura di Demonte (a nord) e Gesso (a sud). Il centro storico è situato ai piedi della collina di Monserrato, all'altezza della confluenza tra i torrenti Gesso e Vermenagna, rispetto ai quali si trova sulla sinistra orografica, mentre si trova invece sulla destra orografica della Stura di Demonte. Il territorio comunale ha un'altitudine media di 636 m s.l.m.; il punto più elevato è il Monte Croce, culminante a 1268 m s.l.m.
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